Non vorrei essere nei suoi panni. Non un’altra volta, non di nuovo, no. Eppure lui stoico c’è. E cerca il Tesoretto.
“Da bambino” dice Tremonti in un’intervista che non ha mai avuto luogo “adoravo L’isola del tesoro, di Stevenson. Mi affascinava il personaggio di Long John Silver, purtroppo siamo in Italia. Mi devo accontentare di Short Pants Silvio”
“Ma allora questo Tesoretto l’abbiamo trovato?” chiede il nostro inviato.
“Certo, è sotto la ICIsi”
Non ho voglia di tradurvelo tutto, sappiatelo, ma riassumendo la questione la E-Fuel ha costruito una sorta di distributore-produttore automatico di etanolo per casa. Esattamente, basta un poco di zucchero e la macchina va giù. Anche un po’ d’acqua e un po’ di corrente eh. Ma questi tizi giurano che con meno di un dollaro ci fate un gallone di etanolo. Che non so quanto sia un gallone ma a occhio e croce è economico.
Domani l’inventore di questa cosa morirà in circostanze sospette ucciso probabilmente dalla CIA, dal KGB oppure da Jack Bauer che credeva fosse un terrorista.
(Il link all’articolo originale lo trovate qui sotto)
Via Wired
Ovvero come scambiarsi il lavoro e far contenti un po’ tutti.
Tempo fa c’era un uomo di nome Grillo che di mestiere faceva il comico. Che non è che per fare il comico devi essere per forza di sinistra o di destra. Grillo era un comico che stava un po’ al centro pur non essendo democristiano e faceva bene quello che doveva fare. Il comico. E trattava anche temi sociali, l’energia, i rifiuti. Era un po’ un Al Gore de noantri.
Tempo fa c’era un altro uomo di nome Facci che di mestiere faceva il giornalista. Che non è che per fare il giornalista devi essere per forza di sinistra o di destra. Facci mi è sempre sembrato un po’ di destra. In un periodo in cui io chiunque fosse di destra nemmeno lo leggevo. Faceva quello che doveva fare, mi dicevo. Propaganda per la destra.
Ora il resto pensatelo voi. Secondo me si sono scambiati il lavoro un po’ come in quei film americani dove il babbo sbatte la testa sul figlio e succede un casino.
In compenso ora Grillo non fa più ridere nessuno, mentre Facci ci riesce benissimo. E io tra un Presidente del Consiglio che mi prende visibilmente per il culo e un comico che mi prende per il vaffanculo chi dovrei scegliere? Gli italiani hanno scelto Bossi.
Ho a che fare, per necessità e a causa di una passione nata un po’ per caso, con le macchine. Con le macchine intese come computer, elaboratori, microchip. Tutta quella giungla di cavi e silicio nella mente della quale è già difficile entrare ora. Regolata dal paradosso, una nuova dimensione teorizzata da molti, filmata, scritta, pensata. Dai vari Asimov, Scott, Dick, Kubrick, Wachowski.
Si parlava l’altra notte, con un collega, di quanto è facile relazionare la comunicabilità tra due macchine alla comunicabilità tra gli individui. Che poi, pensandoci, noi tentiamo sempre di fare delle macchine qualcosa di simile a noi. Dio ci affascina così tanto, e soprattutto, Pontefice in primis, ne capiamo così poco delle divinità che ci limitiamo a nasconderci dietro la fede che qualcuno ci ha creato per creare. Così. A buffo.
Associamo la vita delle macchine alla nostra. Chiamiamo i loro malori “virus”, trasportiamo le loro merci di scambio le persone sui “bus”, ci immaginiamo scrivanie e finestre virtuali. Icone mai termine fu più azzeccato. Icone da adorare come figli.
E come uomini i computer litigano. Si parlava dicevo di cosa succede se tre grossi provider che abitualmente parlano mutuamente tra di loro, decidono di rompere il loro sodalizio. Le lettere che abitualmente A spediva a B e viceversa ora passano da C come tramite. C deve impiegare il doppio del tempo per sbrigare le sue chiacchiere, e quelle che deve svoltare da B ad A.
Alla fine quello che ne ricaviamo è una grandissima perdita di tempo. E osservarla da fuori, adesso, questa enorme perdita di tempo tra uomini e macchine che sto osservando, mi riempie le giornate. E parecchio pure.
Oppure sto perdendo troppo tempo a guardare Battlestar Galactica